A Lucià quo vadis co sta Roma? Tra errori di valutazione e mercato in standby, Garcia non era il male

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E’ domenica sera, la giornata di campionato è scorsa liscia come l’olio con il solito Milan che non ha la forza di vincere, con il solito non gioco dell’Inter sempre appeso alle decisioni arbitrali, le uniche che riuscirebbero a dare quei punti che non arrivano, il Napoli che distrugge una pericolante Samp, il Bologna del grande Donadoni che prende punti su un campo “impossibile” come quello del Sassuolo.

E' l'ora del posticipo, formazioni: Roma con un 3-4-2-1 atipico con De Rossi centrale di una difesa a 3, Pjanic ancora davanti la difesa con compiti prevalentemente alla Pizarro, Digne a spingere sulla fascia, Salah dietro la punta con Nainggolan, Dzeko! Juve con un consolidato 3-5-2 coi tre marcantoni già seduti a tavola col tovagliolo al colletto della maglia, pronti a fare di un sol boccone il povero ex City, Dybala libero di venir dietro a prendere palla e Pogba interno di centrocampo a dare estro, con i Marchisio a dare ordine e Khedira a mo di corazziere.

 

ORDINI DI GIOCO

Allegri quasi non credeva ai suoi occhi: Dybala lasciato in balia di Pjanic che tutto sa fare tranne che  difendere, Digne sulla corsia a fare da stantuffo manco fosse il miglior Cafù preoccupatissimo di Lichtsteiner, Nainggolan nel ruolo di trequartista ma fintissimo, perché con il solo compito di marcare a uomo Marchisio, ma soprattutto Dzeko, lasciato come unica ancora possente ma sola in avanti. A impostare è De Rossi,  forse l’unica cosa che poteva avere un senso, ma se per far giocare lui centrale, devi decentrare Manolas e Rudiger perdendo la loro copertura nella parte nevralgica del centrodifesa diventa complicato anche adottare quella solzione.

SCHEMI TATTICI

Sembra anche incredibile a scriverlo, men che meno a vederlo lo è stato! Palla lunga a Dzeko e pedalare, che per carità può essere uno stile, un concetto di gioco, tra l’altro riesumato recentemente in modo esplicito da Castori, che si vanta anche di questa soluzione indubbiamente perseguibile per una provinciale come il Carpi, ma accostare il solo pensiero di giocare così alla Roma, alla Magica, davvero è un affronto. E’ possibile pensare che lanciando palla lunga verso Dzeko questi possa vincere contrasti aerei contro Barzagli, Bonucci o Chiellini? La risposta l’ha data il campo: NO! A parte questo poi, non c’erano altri schemi, idee, solo estemporaneità peraltro mal eseguita da gente come Salah involuto e fuori ruolo.

GLI ERRORI TECNICI

Tecnicamente non puoi lasciare Dybala di giostrare come vuole sulla trequarti ed è lì che serviva Nainggolan, uno che tra l’altro avendo anche il tiro da fuori si sarebbe potuto proporre dalle retrovie. Pjanic andava avanzato sulla trequarti in un 4-2-3-1 (4-3-3) con Salah e Iago Falque sugli esterni chiedendo al secondo di raddoppiare sugli esterni, era a lui che bisognava affidare la trequarti avversaria costringendo a difendere Marchisio e Khedira. De Rossi-Nainggolan avrebbero costituto una cintura perfetta per arginare Dybala e non ultimo Pogba.

LA MANNAIA SU DZEKO

E poi il capro espiatorio, la frase che fa impressione è “Dzeko, devo avere la pazienza di aspettarlo” forse bisogna avere la bontà di servirlo bene, che è diverso. Il bosniaco è una torre, un Mandzukic ancora più statico forse con un’unica caratteristica: essere letale di testa. Detto questo, o gli metti 20 cross a partita o se speri che da solo controlli palla su lanci lunghi e faccia risalire la squadra, distante da lui almeno 20 metri, stai completamente travisando il suo ruolo. In questo Garcia aveva mostrato sicuramente più intelligenza, consapevole che un giocatore come quello va servito in un certo modo.

MERCATO IN STANDBY

Sperando che l’idea tattica definitiva di Spalletti sia il 4-2-3-1, serviranno come già ribadito più volte un centrale ed un terzino per il reparto arretrato, spostando in mediana De Rossi e avanzando Pjanic sulla trequarti; gli esterni che dovessero arrivare, dovranno avere un unico compito: saltare l’umo e crossare. La Roma dunque a nostro avviso non è da rifondare, ma da completare e i movimenti potrebbero essere anche quelli giusti qualora arrivasse davvero Perotti; più di una riserva invece nei confronti di El Shaarawy poco propenso al cross e più alla conclusione diretta in porta, calciatore che arriva da due bocciature consecutive (Milan e Monaco, ndr).

Buon lavoro Roma e che lavoro, il treno Champions può essere preso per il rotto della cuffia, ma serve la miglior combinazione dentro e fuori dal campo.  

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