INTERVISTE - Di Maria: "Vibonese ottima stagione, segnalo Allegretti e Scapellato, ma in Serie D l'allenatore deve fare il ragionieri"

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Ottima stagione quella condotta finora dalla Vibonese di Di Maria che nonostante le due ultime sconfitte, finora ha comunque tratto il meglio da ogni singolo calciatore. Con il mister dei calabresi, abbiamo dunque fatto un viaggio tecnico-tattico all’interno della stagione, per capire come è andata finora, su cosa punta tatticamente un mister navigato come Gaetano Di Maria e quali sono stati i perni cardine di questa bella annata.

 

Mister lei è un esperto della serie D ormai, negli anni è cresciuto o diminuito il livello tecnico della categoria?

A parer mio quest’anno si è alzato molto il livello del nostro girone e ci sono più squadre competitive, ma devo dire che in generale tra tutti i gironi è  rimasto livellato se non si è abbassato in qualche caso rispetto al passato. Ricordo ad esempio il biennio con la Nissa di Caccetta e Cortese a quei tempi il livello era molto più alto c’erano squadre del calibro dell’Avellino, Forza e Coraggio, Milazzo, Messina etc etc.

 

In questo contesto quanto contano gli aspetti tattici e quanto quelli mentali?

Vanno di pari passo, il discorso tattico è molto importante, credo molto nel fatto che i giocatori devono sempre sapere come muoversi e cosa fare. Ma è anche vero, che questo è un campionato dove le motivazioni valgono moltissimo, bisogna però far quadrare i conti tecnico-tattici tra il giocatore esperto e il giovane: l’esperto tatticamente è più maturo, conosce i tempi sa interpretare i momenti della gara, il giovane è più fresco atleticamente ma a volte usa molto meno la testa e di conseguenza c’è una disparità tattica tra giovane e “vecchio” che va gestita e annullata con il lavoro.

 

 

Tatticamente ha scelto il 4-4-2 per questa Vibonese il modulo per eccellenza, perché? E’ un mister che si adatta o che fa adattare i giocatori al suo pensiero tattico?

E’ ormai da due anni che facciamo il 4-4-2, avevamo iniziato la scorsa stagione con il 4-3-3 ma per le qualità dei giocatori che avevamo e che abbiamo, si è poi virato con buoni risultati sul 4-4-2 per valorizzando le caratteristiche di ogni singolo giocatore. Questo modulo se in fase di non possesso richiede una certa ingessatura, in fase di possesso finisce per diventare un centrocampo a 3 perché voglio che gli esterni rientrino all’interno e provino soluzioni alternative al solo andare sul fondo e crossare in mezzo.

Saraniti-Allegretti è un duo da molti gol, tatticamente come si supportano e cosa danno invece in fase di non possesso questo tipo di giocatori? Cosa chiede lei?

Sono bravi quando hanno spazio davanti e io gli chiedo di abbassarsi  molto sia per fare densità in mezzo al campo in fase di non possesso, che, dato che hanno gamba e qualità per sfruttare al  meglio le loro caratteristiche in ripartenza. Abbiamo poi sia Da Dalt che Scapellato che attaccano bene la profondità, Fabrizio ad esempio quando viene dentro il campo è bravo a saltare l’uomo e quando tocca la palla è difficile prenderlo, giocando a destra invece è più limitato. Il nostro obiettivo comunque, rimane quello di cercare di fare un gioco corale, fatto di molti fraseggi.

In Serie A le statistiche dicono che i calci da fermo spesso risultano determinanti e si dice che alcuni allenatori allenino maggiormente quelli, lei crede più in queste situazioni o all’interezza della gara?

Io sono del parere che sì è vero che le statistiche dicono questo, ma io non sono un fissato dei calci piazzati, ci spendo il giusto tempo. Credo molto di più alla costruzione del gioco, come dicevo prima al fraseggio tra i giocatori e che ognuno sappia bene cosa deve fare in campo. Aggiungo inoltre che sui piazzati è fondamentale il piede di chi calcia e in queste categorie è difficile trovare specialisti che sanno mettere la palla dove vogliono. Da noi si alternano in alcuni uomini nel tirare le punizioni, asseconda di chi se la sente di più in quella giornata, allora è lui che tira.

Il regolamento che prevede l’utilizzo dei giovani un 95’, due 96’ e un 97 l’ha condizionata nelle scelte anche tecniche?

Precisando che io sono sempre stato per i giovani, calciatori come Litteri o Madonia per fare dei nomi sono passati da me e adesso sono dove sono, bisogna però avere l’accortezza di capire che i giovani devono crescere. Mi spiego meglio: il ‘97 che l’anno scorso faceva gli allievi, rischia di vedersi catapultato nel campionato di D dove esiste gente “che ci campa le famiglie” che ci lavora, di conseguenza le motivazioni tra questa tipologia di calciatori e i giovani sono differenti. Secondo me ogni due anni va fatto il cambio le società in queste categorie non ci sono possibilità economiche. Altro esempio è invece  chi quest’anno è ‘95 ed è all’ultimo anno di D, il fatto stesso che l’anno successivo lo stesso giovane è più grande di un anno e non risulta più schierabile per regolamento, a margine di una stagione difficile rischia di essere tagliato fuori. Un altr'anno con lo stesso principio giocherebbero i ‘98 a me sembra un po’ azzardato e rischioso. Bisogna dare più tempo ai giovani. E questo si riflette sul mio lavoro e mi condiziona nelle scelte, fare l’allenatore in queste categorie significa essere bravo nel ragionare, devi fare il ragioniere in pratica.

E’ da leggere in questo senso il “solito” cambio La Villa per Scapellato?

Esatto! Il che mi porta a modificare anche l’atteggiamento tattico dell’intera formazione. Ad esempio domenica Fabrizio non ha giocato perché s’è fatto male e ho dovuto modificare tutto vista la sua assenza.

Tornando sui giovani come bisogna preparare il terreno con le regole attuali?

Con le regole attuali a mio avviso, che poi è la politica che stiamo adottando in società, bisogna aggregare agli allenamenti settimanali i ‘98 così che questi imparino a reggere i nostri ritmi, capiscano e apprendano il nostro modo di pensare ma che al sabato chiaramente vadano a giocare con la propria squadra giovanile. Fondamentale per me che la squadra immediatamente successiva alla prima, giochi con lo stesso atteggiamento tattico della prima squadra. Quest’anno ho già fatto giocare ’98 e ‘99, tra i talenti abbiamo ad esempio Ferrario attaccante ’99.

Questa Vibonese ha forse lasciato dietro qualche punto di troppo o no?

Noi siamo una neo promossa, bisogna riadattarsi alla nuova mentalità di categoria, tranne 4 elementi infatti gli altri hanno giocato in eccellenza. A mio modo di vedere noi stiamo facendo un grande campionato, abbiamo sicuramente perso qualche punto ma non eravamo sicuramente all’altezza delle prime e classifica alla mano c’è poco spazio per l’immaginazione.

Nel mercato di gennaio sono arrivati Manzo e Crucitti e poi com’è andata?

Il loro impatto è stato determinante. Hanno sempre fatto questa categoria e due in più come loro si sentono forte nei momenti importanti della stagione. Tranne Saraniti, Cosenza e Scoppetta ripeto, gli altri non erano di categoria, lo stesso Allegretti che tanto bravo si è  dimostrato è comunque un ’92. Dovessimo centrare i playoff avremmo fatto un grandissimo risultato.

Tra i suoi giocatori chi è pronto per palcoscenici di più alto livello come la Lega Pro?

Tralasciando i più grandi e andando su quelli di prospettiva, Allegretti secondo me è una scommessa importate, ancora deve migliorare sotto certi aspetti ma secondo me è un attaccante che in Lega Pro può essere determinante, vede la porta ed è aiutato dalla giovinezza. Scapellato anche lui ha le qualità per fare la Lega Pro ma deve migliorare tantissimo, il girone d’andata non l’ha giocato come volevo io ma il ritorno è stato straordinario e può fare ancora molto di più.

La tecnologia aiuta ad allenare?

Durante la settimana ci alleniamo sul campo in sabbia, ci vogliono le condizioni per usare la tecnologia, indubbiamente però questa può servire, supportata dalle strutture, a fare un lavoro più meticoloso e attento. 

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