L'allenatore, come Gianni Morandi racconta il mister

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Una canzone che tocca le corde sensibili del cuore grazie all’inconfondibile voce di Gianni Morandi, che ne è sapiente autore al pari di da Fortunato Zampaglione.

Ma come può una canzone dedicata al calcio essere fonte di così tante emozioni? Per gli appassionati del giuoco più bello del mondo, è più semplice capire la figura del mister che questa canzone delinea perfettamente.

 

Prima di tutto il mister può essere un padre, conoscere cose che un ragazzo di 15-18-20 anni non confesserebbe a nessun parente o amico, ma a lui, il mister, sì che si può dire tutto. Del resto quando vivi per il calcio tutto gira intorno alla palla e chi più dell’allenatore può essere rispettato più di tutto e tutti.

Ma l’allenatore è anche un uomo solo al comando, spesso e volentieri, attaccato da chi non gioca tra i componenti della rosa, dai collaboratori che non fanno parte del suo staff, dai media che lo condannano per i pessimi risultati o per le scelte giudicate scellerate. A volte anche i Presidenti pur di salvare la faccia dopo un’annata disastrosa propiziata da un mercato scadente o da altre problematiche, usano come parafulmini lui, il mister. E lui sempre lì a doverci mettere la faccia, anche quando non toccherebbe a lui. E quella panchina calda, calda come il sole e in ugual tempo gelida di un freddo polare.

In panchina poi è lui a giostrare con indicazioni: raddoppia, chiudi qui, segui l’uomo e gli altri in campo ad eseguire o ammutinare, a impegnarsi o ridere sotto i baffi di chi ormai non vedi l’ora se ne vada via.

Del resto in questo mondo privo di valori chi conta sono solo i vincitori. 

TESTO INTEGRALE

E adesso vi accompagno dalle scale ai riflettori
c'è gente sugli spalti che ci vuole campioni
ma a vincere non è che sono sempre i migliori
noi prima siamo uomini e dopo giocatori
a questo aggiungi pure che la palla è rotonda
a volte soffia il vento in poppa ed altre volte ti affonda
ci sono leggi e schemi verticalizzazioni
e poi traverse e pali e poi sviste arbitrali

guardalo l'allenatore
da cinquant'anni appresso ad un pallone
sulla panchina calda come il sole
e un freddo gelido quasi polare
e guardalo l'allenatore
a bordo campo pronto a cominciare
determinato nel voler cercare
una vittoria che lo puo' salvare
con la sua grinta irrompe come un tuono
chiudi gli spazi e segui sempre l'uomo
ma non ti sembra di vederlo solo

che differenza c'è fra una partita e la vita
se ci trova soli ad affrontare una sfida
per vincere non è che basta solo lottare
bisogna dare tutto e potrebbe non bastare
a questo aggiungi pure che la sorte ti inganna
all'ultimo minuto puo' tradirti una palla
ci sono scontri duri e calci di rigore
dove non puoi sbagliare e poi trasferte amare

guardalo l'allenatore
da cinquant'anni appresso ad un pallone
sulla panchina calda come il sole
e un freddo gelido quasi polare
e guardalo l'allenatore
ha dato tanto e ha avuto molto meno
ma quanti ostacoli quanto veleno
prima di alzare le sue braccia al cielo
in questo mondo privo di valori
dove chi conta sono i vincitori
e dei perdenti cancelliamo i nomi

e adesso vi accompagno dalle scale ai riflettori
c'è gente sugli spalti che ci vuole campioni

 

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